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Sulla scogliera di lilla e blu ad ascoltare l'altro suono delle conchiglie. E non è il mare.

♥ Bouche ♥

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Una giovane artista


Una giovane artista che mi ha emozionata con i suoi dipinti ed i suoi ritratti.
Vi segnalo questo sito perchè credo che l'arte, una volta incontrata,
vada divulgata, affinchè non si perda.
L'arte è patrimonio di tutti, scoprirla e diffonderla va vissuto come un dovere.

Il sito di Valentina

...

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Pianeta Down

PIANETA DOWN
Come Pinguini nel deserto ...


Un portale "alternativo" di informazioni sulla Sindrome di Down.
Una fonte incredibile di storie e lezioni di vita.
Il portale di un'associazione, con forum aperto a tutti gli iscritti,
formata da genitori con figli affetti da Sindrome di Down,
con la partecipazione attiva dei "daun" più grandicelli!.



Dove comprare il libro

Per un'amica ... Da Facebook in note


Sorridono, ammiccanti. Le nere signore.
Hanno gonne che sottolineano curve, anch'esse ammiccanti. Hanno golfini e magliette morbide, trasparenti o scollate. Ti vedo, non ti vedo.
Ammiccanti lembi di pelle che appaiono, scompaiono o fanno, sapientemente curati ma mostrati con naturalezza, il loro visibile lavoro.
Ammiccano.
Indossano, le ladies, nello sguardo, un certo non so che ...
Un indefinibile lampo che aumenta la curiosità del maschio.
Sarà un lampo di intelligenza, un riverbero dell'auto che ci precede e che ha frenato accendendo così le luci posteriori, o è miopia, o forse strabismo di Venere?
Silenti, le nere e pericolose signore, se annoiate dai tediosi approcci del maschietto di turno, esplodono quasi se quest'ultimo, a causa della posizione sfavorevole dei pianeti, tocca un tasto dolente, intavolando una discussione per farcire qualche attimo di pesante imbarazzo sfoggiando sapienza su un argomento non scelto a caso, ma estrapolato dalla cronaca giornaliera e studiato ad arte, per farne ancora di salvezza nel caso in cui la lei, passiamo al singolare, la lady quindi, stupida?, Miope?, comunque ammiccante, mostrasse segni di tedio quasi letale.
Dopo la calma che segue la quasi tempesta, la lady esplosiva e la sua spalla si scambiano una veloce occhiata.
E sorridono, ammiccanti.
Dopo essersi infervorata, l'una, dopo aver mantenuto un atteggiamento di sussiego, ovviamente solidale all'altra lei, l'altra.
Perché in realtà della discussione saccente poco fregava loro.
Ne' della di lui opinione.

Annoiate, rimangono nel loro femminile mondo.
Fino a quando si liberano e si trovano sole.
Continuando ad ammiccare iniziano intelligentemente a valutare cosa le ha spinte alla fuga.

Ammettono ammiccando di avere un problema di comunicazione con il mondo maschile.
Ammettono di avere il difetto di ammiccare.
Atto, azione, peculiarità istintiva, che diverte solo alcuni uomini, quelli capaci di cogliere il famoso lampo nello sguardo per ciò che è ... un segnale di vivido intelletto.
Ma terrorizza e riduce ai minimi termini i maschietti che credono di dover parlare di reality show, di colore di capelli naturali o no, di plastiche chirurgiche, di luoghi ameni ove recarsi per rilassare le oramai vecchie ossa.
Ammiccano, a due chupito bevuti a gola.

Ammiccano, parlando dei begli anni andati.

Smettono di ammiccare perché una lacrima impedisce loro di sbattere le ciglia come sono solite fare.

Altro chupito, e si muovono le curve che, inconsapevoli, seguendo un ritmo al quale non resistono, liberano il lampo, creano scompiglio, rubano l'altrui spazio per creare il danno.
Muovono il corpo, le Nere Signore, amano la musica, amano ballare.

Ammiccanti creature che catturano attenzione e che si allontanano quasi eteree dal luogo ove perdizione e predisposizione naturale insita potrebbero creare strani attimi da gestire, lo sanno bene come succede, ma non è più tempo per perder tempo.

Dark Ladies, che si scambiano la buonanotte con le mani unite, promettendosi ancora eterna amicizia.

Scalza e malinconica colei che rimane sulla porta di casa a guardare l'altra andare.

Con le scarpe dall'alto tacco in mano, ammiccante involontariamente a causa di calze da nera signora, l'altra.

Che sale sul taxi, raggiunge il proprio letto.
Si osserva veloce allo specchio mentre toglie il trucco dal viso.

E che scopre sul proprio volto lo stesso sincero sorriso malinconico intravisto prima nell'amica sull'uscio di casa.

Trova due braccia piene di amore e, ammiccando, quell'amore lo fa suo.

Sentendosi così sinuosa e morbida e eccitante, per gli sguardi che riempiono l'aria e lo spazio.

Ma così poco Dark Lady da sentire la necessità di chiamare la propria gemella "noir" per dirle che ciò che gli occhi di alcuni uomini colgono sta dentro il loro maschio sguardo.
Loro creano la figura della maliarda per non cadere nella noia della donna che, eccitante o sensuale per natura, deluderebbe le aspettative laddove dichiarasse ...

Vorrei solo una casa felice.

Nella quale girare vestita di seta, o travestita da geisha, per colui che amo.
E che non tradirei.

Noiose maliarde.

Che fine avrà fatto Valentina di Crepax?

Sarà ai fornelli circondata da marmocchi, ad attendere un marito che ama e per il quale continua a curare il proprio nero caschetto?

Mah ...


Marina.
______________________________________

Dedicata ad una nera signora speciale.

Block!

 
Non è un "scusate l'assenza" ...
E' davvero un ... BLOG ... CK !!!
Forse , anzi lo so per certo, per tutti i bloggers arriva un momento giusto per tacere.
Il mio è questo.
Troppe parole reali per poter fermare le altre sulla carta di un monitor.
A presto.
Non dimenticatemi, tanto sapete che prima o poi ritorno ad elucubrare.
Con affetto.
Marina
 
 

Sms in bozze ...

 
Non trovo la strada.
Ho dinanzi a me un bivio che porta all'inizio di un bivio che altro non è che il principio del dividersi in due di una strada, che spero non porti all'incrocio di due sentieri e all'obbligo di sceglierne uno.
Che magari mi porta davanti ad un crocicchio desolato, costringendomi nuovamente ad una scelta tra due direzioni.
Nelle mie corde c'è la finzione.
La finzione della me vincente.
Ma tu sei la seconda persona in tanti anni a scoprire il bluff.
Tutto sommato la matematica è dalla mia parte.
E quindi, che bluff sia.
Un passo da gambero è meno faticoso del balzo felino del ghepardo, che è il salto per la lotta, per la vita, per la conquista del mondo e dello spazio in cui vivere, per la dignità, per essere fieri di essere.
Un piccolo passo indietro  ... Marina sopravvive.
Lottare per liberarmi dalle mie stesse corde potrebbe uccidermi, ed io non posso rischiare.
Ne' fallire.
Ne' tentare, rischiando di fallire meglio.
Con un sentimento che non ha nome, che non ha canoni definiti ne' da prosa ne' da poesia, seguo i tuoi dettami e mi salvo.
La salvezza del vile e del baro.
Ma così so vivere.
Forse indegnamente.
Fingendo e piangendo al buio.
Al buio, le mie lacrime non vedranno più luce, ne' mai più si sveleranno.
Mai più nessuno a sfruttarle, le mie gocce dolenti.
Mi salvo e muoio. Muoio per salvarmi.
E che il jazz cominci a scemare piano.
Ma io sola so che mai smetterà di suonare per me.
E io sola basto ad ascoltare note che nessuno sente perchè mie.
 
Marina
 

GIORNO FAUSTO ... ed infausto ... Non dimenticare Tommy ..

 
2 MARZO (2006)
 
 
Ciao, Tommy ... 
Il mio pensiero dal nero di questo assurdo mondo, voli ed arrivi nel tuo, che sono certa è  azzurro e privo di assurdità, di mondo.
Io festeggiavo, mentre tu venivi rapito da esseri indegni dell' aggettivo umani.
Ti stringo.
Marina
 
 

Imagine ...

 
Parlo piano, promesso.
Sussurro.
Chiudi gli occhi e ascolta i sospiri e le parole lievi.
E ... Immagina ...
Voglio portarti in un posto che diventi "nostro".
Che parola importante. In qualsiasi forma.
Il nostro posto.
Per la nostra pace.
Per i nostri baci.
Per le nostre parole e per le lacrime di liberazione o di emozione.
Ora ascoltami ...
L'aria è tiepida.
Nell'aria odore di fili di erba umidi e aghi di pino.
Una vecchia malga, rimessa a nuovo.
Pietre grigie con piccoli brillantini che luccicano, sollecitati dagli ultimi raggi del sole che lascia il palcoscenico alla luna, ma che imperioso vuole fino all'ultimo istante segnare attimi e scenari.
Non parliamo.
I nostri passi lenti, le mani unite.
Ci aspetta un angolo di mondo, che sarà nostro.
Piano, respirando essenze dimenticate, perchè non presenti nel vortice del quotidiano.
Piano, godendo della morbidezza del terreno e del silenzio che silenzio non è, ma è un concerto fatto di note delicate, di assenza di urla e rabbia.
Piano, trasformando l'aria, che da tiepida che era ora ci propina qualche brivido dispettoso, in qualcosa che ci fa avvicinare, che ci sussurra "stringetevi".
Chiudiamo il mondo fuori, appena entrati in casa.
La stanza dove mangiamo ridendo, parlando, tacendo, ha una vecchia sedia a dondolo, e il camino, e la cena è semplice e perfetta, e una bottiglia di vino prezioso, liquido dorato e freddo che si mescola al cibo ed è preludio di altri piaceri dei sensi; e poi ancora gocce ambrate e scure, in bicchieri tondi e lisci al tatto.
Sensuale il sapore forte dell'alcool sapientemente distillato, sensuale la forma tonda che ci riempie la mano, sensuali le note discrete che ci sfiorano appena, ma che si impongono voluttuose, maliziose, foriere di un futuro che sarà fra qualche istante e che sarà perfetto anche grazie al loro suono non prepotente ma conscio della sua importanza nel quadro generale del momento che la vita ci sta regalando.
Mi accuccio contro il tuo petto, e faccio dondolare la sedia, e se la mia pelle non urlasse, se la mia carne non gridasse, se la mia voglia di te tacesse, potrei addormentarmi così tra le tue braccia.
Ma il mio sangue pazzo spinge le mie labbra sulle tue ed è l'inizio di una caduta libera, che ti spaventa perchè ti governa i battiti del cuore, ma alla quale non puoi rinunciare.
Ed è l'inizio di una danza antica, ma che mai è stata ballata come ora noi facciamo. Questa è la nostra danza.
E balliamo al ritmo di gemiti, di perfezione di intenti.
Mai stanchi, mai sazi.
E ancora.
Ehi ... Sussurro ancora ... Immagina che questa danza finisca e, impietosita, ci doni il riposo.
Immagina un letto caldo e un abbraccio che ci troverà uniti anche quando il sole tornerà a farla da padrone nel cielo e su ciò che sfiorerà sulla terra.
Immagina l'odore del caffè, e la meravigliosa sensazione di non aver bisogno di parole.
Sussurro ancora ... Perchè anche il sole ci trova avvinghiati e persi nel nostro angolo, quello dove andiamo quando facciamo l'amore.
Ora ... sussurrami ... Vuoi fare l'amore?
E senza parole, con lo sghuardo, ti risponderò che non desidero altro.
Per la pace dei sensi, per guarire dai rumori, dai gesti inconsulti, dalle follie senza nerbo, labili ma letali.
Si, non voglio altro.
Buongiorno mondo.
E mi rotolo nella vita.
Ebbra e serena.
Cacciatrice e preda.
Rotolo e vivo.
Ehi ... sussurro ancora ... e ancora ... e ...
 
Marina 

Da Facebook ... Titolo: Sono la peggio ...

 
Adorabile.
Ma solo fino ad una certa ora ...
Dopo, plenilunio o no, divento una vampira energetica.
Mi chiudo a riccio.
Non sopporto sollecitazioni o frasi che diano adito all'inizio di discussioni sterili.
Soffro di insonnia.
Un'adorabile donna che a mezzanotte non perde la scarpetta di cristallo, porto anche il 40, ci vorrebbe una quantità di materiale sufficiente per un servizio di flut da dodici con annessa caraffa.
No, io a mezzanotte sento i canini che spingono, affamati e vogliosi di mordere anime innocenti, o che si dichiarano tali.
Io, la colpevole e la reietta, o la reiettabile sperando che non sia un neologismo.
E quindi?
Cazzo, devo convincermi che alle unidici precise la mia destinazione deve diventare il letto.
Senza deviazioni.
E sola.
Un'ora per vincere il nemico di Morfeo.
E forse, allora, rimarrà viva solo la parte adorabile di me.
Quella che azzanna, e morde, e viene odiata, bistrattata, spinta ad azioni e parole jacksquartatoriane, la riservo agli incubi che popoleranno i miei sonni.
Ma almeno non consentirò più a nessuno di dichiarare "sei la peggior persona che abbia mai incrociato".
Uh, sapendo che non è così.
Conosco i trascorsi.
Ed almeno dieci sono peggiori di me, in quanto a moralità e meschinità.
Non uso le confidenze altrui, io.
E non mento. Ommetto, a volte, dopo aver ragionato sul peso dell'episodio di cui non tener conto.
La peggio?
Sì, posso esserlo.
Ma tu non hai ancora visto la me peggiore.
Quella infima, superlativo assoluto.
E mai la vedrai.
Ho da fare.
Dolci sogni, a te.
Al solito.
 
Marina
 


 

 

La Luna e il Dito

 
Chiusa. Nei pensieri che galoppavano. E nel cappotto.
Camminava nei vicoli della città che amava, nella quale era nata, sola.
Senza paura dei pericoli insiti in una passeggiata serale in pieno inverno, in centro.
Tra antiche costruzioni alle quali fortunatamente un'amministrazione intelligente aveva ridato lustro.
Era strano, quel suo vagare.
Ma a volte succedeva che si perdesse.
Che perdesse la sensazione del tempo, o del cosa e del come.
Le accadeva di perdere completamente la visione globale di ciò che era il mondo, il suo mondo.
E di ignorare segnali, regole, insegnamenti, catechismi fatti propri.Uscendo dai binari, conscia che il deragliamento le sarebbe costato un altro pezzo di anima.
Alzò la testa, la Luna era enorme.
Piena in un cielo terso e scuro.
Un cielo di febbraio, che sembrava preannunciare la primavera.
Primavera?
Il freddo intenso la distolse da questa idea balzana, e le rubò anche la sensazione.
La Luna era enorme.
Ma ... ops, dove si era nascosta?
Era lì un minuto fa.
L'avrebbe giurato su qualsiasi cosa, sul bene più prezioso, sul suo sogno più importante.
Era sparita.
L'aveva immaginata?
Guardando il proprio dito indice puntato verso il cielo e stranamente luminoso, continuò a cercare la tonda sfera che tanto sentiva, la Luna, fino a quando i piedi la condussero come automi a casa.
Il suo dito smise di puntare il cielo e aiutò le altre dita a cercare le chiavi.
Premette il pulsante nell'ascensore, poi smise di fare il protagonista e tornò ad essere una delle dieci dita.
La donna i svestì, si lavò e struccò.
Pigiama caldo.
Un pelouche, retaggio di bimba.
La tapparella da abbassare.
E dal vetro la Luna, enorme, luminosa, ma un po' beffarda, le diede la buonanotte con un risolino che era un monito.
Che la donna colse.
E che si trasformò in una lacrima lucente.
Strinse Mr. Hope, il suo pelouche.
Lasciò l'abat-jour accesa.
Chiuse i pugni, per non dare importanza alle proprie dita.
E attese che gli occhi cedessero al sonno.
L'ultimo pensiero fu ... Sbagli, tu.
So imparare.
 
Marina
 
 




 

Un vecchio angolo ...

 
Un vecchio angolo ...
Ho trovato queste parole su un cd, mentre riordinavo floppy dvd e cd, tra i quali regnava il caos.
Su un cd, molte parole mai condivise, o forse pubblicate su schermi diversi, non sul mio blog ...
Questo parla del mio angolo ideale di pochi anni fa, due forse tre ...
Aggiungerei qualcosa e qualcosa toglierei ...
Lo riporto così com'è nato ...
Poi lo aggiorno ...
Se avete voglia di leggere ,,,
Marina.
 


 
Nel mio angolo ideale.

Un camino.
Mobili di legno, lisci, senza fronzoli.
Un tappeto blu.
Finestre enormi su spazi aperti.
Una luce calda diffusa da una lampada liberty.
Appoggiata su un tavolino.
Libri, per terra.
Accanto ad una chaise longue.
Sigarette.
Una foto di mia madre.
Totale assenza di telefoni.
Musica.
Biancheria intima nera.
Cioccolatini fondenti.
Alcune lettere ricevute anni fa.
Caffè.
Una coperta di pile.
Il film “La leggenda del pianista sull’oceano”.
Un cuscino morbido.
I miei gatti.
Incenso all’arancia.
Una bottiglia di Lagavulin 16.
“Trente” di Kandinsky su una parete.
Ma più scrivo e accumulo oggetti ed atmosfera,
più mi accorgo che mi basteresti tu …
Per il blu, per il caldo, per lo spirito e il cuore …
E l’anima e l’amore e gli occhi.
Forse perché sei tu, il mio ideale angolo di mondo …
 


 
Un camino.
Una sedia a dondolo.
Mobili di legno, lisci, senza fronzoli.
Un tappeto blu.
La mia raccolta di fumetti.
Finestre enormi su spazi aperti.
Una luce calda diffusa da una lampada liberty.
Appoggiata su un tavolino. 
Un puzzle da 1.000.000 di pezzi da comporre in due.
Libri, per terra, ovunque.
Accanto ad una chaise longue.
E ad un divano enorme e accogliente.
Sigarette. Una pipa.
Una foto di mia madre.
Quella foto dove papà mi tiene in braccio al mio terzo compleanno.
Totale assenza di telefoni.
Musica.
Biancheria intima nera. Calze di seta.
Una tuta calda e morbida.
Cioccolatini fondenti.
Alcune lettere ricevute anni fa.
Una culla con un cucciolo d'uomo, il mio, il nostro.
Caffè.
Le mie scarpe preferite, quelle sulle quali amo ballare anche se altissime.
Una coperta di pile.
Una scacchiera di ebano e avorio.
Il film “La leggenda del pianista sull’oceano”.
Il film "L'ultimo sogno".
Un cuscino morbido.
I miei gatti, no, questa volta non ce la farei.
Incenso alla vaniglia.
Una bottiglia di Lagavulin 16.
Una scatola di biscotti al burro.
“Trente” di Kandinsky su una parete.
"The Nighthawks" di Hopper su un'altra parete.
Ma più scrivo e accumulo oggetti ed atmosfera,
più mi accorgo che per quanto mi basti sola, mi mancheresti ...
Per il blu, per il caldo, per lo spirito e il cuore …
E l’anima e l’amore e gli occhi.
Forse perché senza te, il mio ideale angolo di mondo, sarebbe solo un angolo qualsiasi …
 
 

Lucciola

 
Piccoli puntini di luce in un cielo scuro ...
Ricordo il brusio delle voci dalla casa di montagna.
I nostri amici.
Ed io, al solito, imperatrice avulsa dei festeggiamenti.
Festeggiamenti stupidi e banali.
Già ma io trovo tutto banale.
Poi però ... Nel silenzio ...
Nella notte, nel cielo, nel nero e nel nostro tacere ...
Un puntino luminoso.
Era una lucciola.
Vorrei tanto ricordare ORA ...
Come l'abbiamo chiamata?
Grazie, lo stesso.
Marina.
 

... armi ...

 
Avrei sempre voluto essere Mina.
Scopro ora di esserlo sempre stata ...
Una Mina Anti Uomo.
Boom.
Hit the ground, baby ....
Hit the ground and round ...
The last round ...
 
M-ar-ina

Canto di Natale

 
Signora dei vicoli scuri dal vecchio cappotto sciupato
Asciugati gli occhi e sorridi c'è un altro Natale alle porte
Non senti le grida e le voci e qualcosa di strano nell'aria
Anche i muri ingrigiti dei vicoli splendono sotto la luna

Ti ricordi c'incontrammo in un giorno di neve e di freddo
E la sera ci facemmo un bicchiere di scura ed un giro di walzer
Con tanti saluti ad un altro Natale

Signora dei vicoli scuri abbracciami forte stasera
Anche i gatti festeggiano a volte e cantano sotto le stelle
Dimentica il freddo le lacrime e le scarpe coperte di fango
E il destino di un vecchio ubriacone cullato dal canto del vento

Ti ricordi c'incontrammo in un giorno di neve e di freddo
E stasera ci faremo un bicchiere di scura ed un giro di walzer
Con tanti saluti ad un altro Natale.

Signora dei vicoli scuri non mollare la lotta
Verranno momenti migliori il tempo è una ruota che gira
Vedremo le rive del mare in un giorno assolato d'estate
Scoleremo cinquanta bottiglie al riparo di un cielo lontano

Ti ricordi c'incontrammo in un giorno di neve e di freddo
E stasera ce ne andremo a ballare per strade e a brindare un saluto
E un cordiale 'fanculo ad un altro Natale
 
(Modena City Ramblers)
 
 

Singing in the dark ...

 
Passare piano soldati e spose ... Dancing in the dark, moltiplicare la nostra voce ...
Dune mosse ... Zucchero in TV.
Hey Man, che sei solo come me, da quella parte della strada ...
Hey Man, che cammini come me, vieni e canta come me, da questa parte della strada ...
CAZZO!
Fischietto ... Stono ... Canticchio ... Canto ... Mi commuovo e poi mi obbligo a cantare Avida degli Squallor.
 
Poi all'improvviso mi assale ... Bastarda
 
So this is Christmas
And what have you done
Another year over
And a new one just begun
Ans so this is Christmas
I hope you have fun
The near and the dear one
The old and the young
La la la la la .........
 
 
Ops Sto urlando.
E bagnando come spesso succede la tastiera.
Grazie alle fottute renne, buone solo per far giacconi, e al ciccione barbuto, cazzo ma riconsiderare il look, una rimodernata?
Ogni anno la stessa solfa, due palle.
 
And so this is Christmas
And what have we done
Another year over
And a new one just begun
Ans so this is Christmas
I hope you have fun
The near and the dear one
The old and the young
A very merry Christmas
And a happy New Year
Let's hope it's a good one
Without any fear
War is over over
If you want it
War is over
 
John, war is over when is not in the human heart. And this is impossible, sorry.
Big Kiss.
Big Tears.
Big Lonely night.
 
Marina
 
 
 

PUZZLE ...

 
Regalie inutili, parti della mia anima, poco il suo  valore ma mia e per questo ai miei occhi preziosa. Porzioni di cuore elargite con amore; e lasciate in ostaggio, strette da mani che dovevano conservare i sogni e i battiti allegri. Mani che ora mi si soffocano, stringendo e provocando aritmia, battiti pazzi, assenza di battiti, un continuo cambio di scena, per me quasi fatale.
 
Pezzi di un unico colore.
Formano la parte inferiore, e il disegno è un mare in tempesta, con un piccolo barlume di luce, che potrebbe vincere se ricomponi i pezzi con cautela, attenzione ai piccoli dettagli, alle piccole cose che rendono alcuni attimi indimenticabili.
Pezzi scuri, non totalmente neri.
Anche nel colore sono incerti e vili.
Nessuna presa di posizione se non quella dettata dalla paura di rischiare.
Comunque facili da collocare ed incastrare.
Hanno un lato piatto. Non sono pezzi centrali.
Ma tessere gregarie, atte a creare la cornice ad un contenuto che non sono mai riusciti a vedere, per incapacità di spingersi oltre.
Per paura di perdere la sicurezza del posto perfetto.
E sicuro. L'incastro gelido e senza voli.
Noioso ma neravigliosamente indolore.
Convinti di essere la base, quindi indispensabili, non si rendono conto che il movimento potrebbe relagarli al lato della vita, o a testa in giù, solo perchè chi compone la figura finale, sa far volare la fantasia, e cambia la visuale.
 
Silenzi imbarazzati, dopo grida di odio, formano il bordo superiore, silenzi che spaccano i timpani. E fanno sanguinare il mio udito troppo acceso ed allenato, sempre teso a percepire note, o melodie, suonate o parlate. Ora offeso da affermazioni mendaci, da incomprensioni che parlano di un passato remoto al quale dedicavi pensieri accurati, per non perdere ciò che era e che non è o sarà più. Offeso dalla mia stessa voce che non riesce a cantare una canzone che è nelle sue corde.
 
Colore scuro, di nuovo, anche qui indefinito, non netto. Scuro. Che, arrivato a metà delle tessere multiformi,  si intimidisce e perde forza, formando un binomio di quasi nero iniziale che decade verso un blu rgb 002060 e non si trova che la convenzione per poter rendere l'idea, perchè nulla suggerisce all'immaginazione.
Un blu che non dona emozioni, non ricorda abissi imi, oscuri e spaventosi ma netti, che regalino una sensazione che ti suggerisca come affrontare le poche sfumature, un blu vigliacco, che non svela a quale forma o sostanza o sogno potrebbe dare vita.
E ti rimane una linea bicolore, triste, che non offre percezioni, e per questa sua carenza, ha bisogno di rivalsa e quindi è perfida, maligna, meschina, ti costringe a vivere il dubbio. La linea che da inizio alla figura ti obbliga a tenere il fiato sospeso. Intimidendoti con l'inerzia, che suggerisce la non vita.
 
Controsensi enunciati con ritrovato fervore. No, correggo, con un fervore che tu hai scoperto e reso brillante, con pazienza e lacrime e sangue e sudore. Con l'umiltà di chi sa chiedere perdono e aiuto. Con l'orgoglio di chi non tollera di aprire la propria anima a chi la sua, di anima, la concede solo a metà, perchè avaro di amore già con sè stesso.
 
Eccolo, l'inizio dell'empatia.
Il vago ricordo di un susseguirsi lineare di momenti ed eventi e comportamenti e pensieri ed azioni che rendevano facile vivere, affrontare problemi, godere della gioia, a volte è più difficile gioire che crogiolarsi nel dolore.
E questo ricordo lontano inizia quando dalle due linee, zenith e nadir, si innalzano fiere, o discendono lievi, le tessere che hanno il compito di arrivare al traguardo dell'unione dei pezzi che formeranno il centro e il cuore del puzzle.
Non più solo pedine, ma discepoli consapevoli e fieri del proprio ruolo, quand'anche esso non sia abitare la parte vitale del disegno globale.
Umili ma con una dignità dettata da chi sa di essere importante per mantenere il legame tra inizio e fine, e per preservare ciò che ha il ruolo di colpire l'occhio e creare il brivido. Il punto dove i pezzi non si tengono stretti a forza ma, fiduciosi e protetti, certi della fedeltà e dell'amore di chi li circonda e custodisce, si lasciano andare e risplendono di luce propria, godendosi la sensazione di vita alla quale attingono forza per scatenare altri colori che fanno aumentare l'empatia, e avvicinano il ricordo alla realtà e al presente.
 
Acqua dagli occhi a lavare per sempre il dolore ancorato alle iridi da troppo tempo. Uno spiraglio di luce, come un lampo, magico ma non della magia che è stata calpestata e corrotta e bistrattata in nome di un amore che altro non era se non l'imitazione bislacca di una fogliolina che fingeva di essere quercia, e che nel recitare continuava comunque a ballare sopra ad un forte ramo, prima, rassegnandosi a rami meno generosi ma validi palliativi utili per un equilibrio discreto anche se falso, poi. Il sipario di chi si accontenta di non cadere a terra in autunno per paura di essere spazzato via dal vento,  certo di perdersi perchè non ha segnata nel cuore alcuna strada, E muore contro rami privi di attenzione.
 
Eccolo.
Il mare.
Acqua.
Non dagli occhi.
Acqua simbolo di forza e passione e libertà.
Infinite gocce a formare l'elemento che mi dona finalmente la sensazione di aver vomitato il dolore.
Un blu fiero, da temere e rispettare, ma come un sovrano giusto, generoso con chi lo ama non per paura ma per affinità di intenti.
Gli occhi oramai asciutti velocemente incastrano gli ultimi pezzi.
Il mare.
Ed è dal mare che ricomincia la vita piena di vita.
E di sfumature brillanti, cangianti, vivide, energia e movimento, a placare e sferzare con un gesto solo.
Formando l'onda, placa il dolore e sferza la mia figura china e chiusa, costringendomi ad interagire per non affogare.
Ed io, attorniata da un blu che non è più rimorso o rimpianto, ma speranza nel futuro, inizio a muovermi piano.
Prendo fiducia, e finalmente comincio a dirigermi verso la riva, complice il mio elemento naturale, il mare, del quale porto il nome.
Ora sono io che nuoto e domino, e lui mi lascia fare.
Fiero di avermi risvegliata da un torpore che avevo riempito di fantasmi immeritevoli.
 
E nel ritrovare il sorriso che un raggio di sole mi fa nascere sul volto mi rendo conto di quanto stupido sia stato rinunciare al gioco e alla complicità che l'acqua mi ha sempre riservato e regalato, chiedendomi in cambio solo di mettere nella mia vita attimi di gioia, di solidarietà, di condivisione. Ammonendomi quando cedevo alla superbia, alla pigrizia, all'ira, costringendomi a vivere con il cuore senza riserve o prevenzioni e chiusure i miei simili.
 
Oh, io non ricordo il calore che mi sembrava di emanare e donare.
Era una mia illusione?
E' un ricordo illusorio il mio volto solare che sorridendo contagiava e spargeva sorrisi?
Sono solo frutto della mia immaginazione i momenti speciali che ho vissuto con chi amavo?
Sentire che parte di quella magia era nata da me, perchè in me era chiusa ed aspettava solo di di essere liberata, e io vivevo come un dono questa mia capacità, quella di agire per due, di prevenire le richieste di aiuto, soccorrendo prima che la persona in difficoltà trovasse il coraggio di chiedere, era realtà o un sogno dal quale mi sono svegliata dopo anni?
 


Ops ... Con una bracciata decisa e fluida ho urtato il puzzle ... è rimasto intatto solo il centro della composizione.
Credo però che non lo ricomporrò, non voglio più barriere e linee definite, a dividere il nucleo che mi muove dal mondo che mi circonda.
E che i pezzi gregari e pavidi annaspino e affoghino in acque gelide.
Ognuno sceglie il proprio modo di vivere. O di morire. O, peggio ancora, di non vivere.
 
MARINA
 
 

SCRIVO. Nobel, Presunzione, Ringraziamenti, Dediche.

 


Con enorme immodestia linko un mio post di qualche giorno fa che sfiorava, lontanissimo per eccellenza ma vicino per argomentazione, le frasi di questo grande manipolatore di parole.

 

http://bouche66.spaces.live.com/blog/cns!3C4E67B157F9802B!4510.entry


Orhan Pamuk
Premio Nobel per la Letteratura 2006
 
Perchè scrivo? Io scrivo perchè sento in me il bisogno di scrivere!
Scrivo perchè non posso fare un lavoro normale, come gli altri.
Scrivo perchè voglio che si scrivano libri come quelli che scrivo io, e leggerli.
Scrivo perchè ce l'ho con voi, con tutti!
Scrivo perchè mi piace molto stare seduto in una stanza a scrivere tutto il giorno.
Scrivo perchè posso sopportare la realtà soltanto trasformandola.
Scrivo perchè tutto il mondo conosca il genere di vita che abbiamo vissuto, che viviamo, io, gli altri, tutti noi [...]
Scrivo perchè amo l'odore della carta, della penna, dell'inchiostro.
Scrivo perchè credo nella letteratura, nell'arte del romanzo, più di quanto non creda in qualunque altra cosa.
Scrivo per abitudine, per passione.
Scrivo perchè ho paura di essere dimenticato.
Scrivo perchè apprezzo la fama e l'interesse che ne derivano.
Scrivo per star solo.
Forse scrivo perchè spero di capire il motivo per cui ce l'ho così tanto con voi, con tutti.
Scrivo perchè mi piace essere letto.
Scrivo perchè una volta iniziato un romanzo, un saggio, una pagina, voglio concluderli.
Scrivo perchè tutti se lo aspettano da me.
Scrivo perchè come un bambino credo nell'immortalità delle biblioteche
e nella stabile posizione che i miei libri occupano sugli scaffali.
Scrivo perchè la vita, il mondo, ogni cosa è incredibilmente bella e sorprendente.
Scrivo perchè è esaltante trasformare in parole tutta questa bellezza e ricchezza della vita.
Scrivo non per raccontare una storia, ma per costruirla.
Scrivo per sfuggire alla sensazione di essere diretto in un luogo che, come in un sogno, non posso raggiungere.
Scrivo perchè non sono mai riuscito ad essere felice.

Scrivo per essere felice.

 


Un grazie pieno di affetto ad Alessandro che mi ha inviato questo brano.
Dedicato ad Azira.

 

Chiaroscuri

 
Si allungano spire di fumo.
Si nascondono le parole, quelle che dilagano senza ostacoli.
Si svelano altre parole, quelle passate al setaccio, usando un buon senso che non ti appartiene.
Si materializza un'ombra, che mi sfiora, mi fa urlare, ma so che è solo questo.
Una scura assenza di luce, o, peggio, l'avviso che la luce c'è, non ci sarebbe ombra in sua assenza, ma io vedo solo la macchia scura, non la fonte che la genera.
Si affaccia irrisorio il panico.
Si ripresenta, senza invito, quel senso di solitudine che mai mi abbandonerà.
DNA fallato, se il DNA determina anche i comportamenti dell'anima.
Scura stanza, amata per pochissimo tempo.
Chiari occhi di felino che mi guardano, ruffiani, fingono voglia di coccole, per ottenere cibo.
Il telefono è nero, non si illumina.
Lo schermo comincia a sfarfallare, i miei occhi sono stanchi e stamane mi sembra che abbiano cento anni.
Si allunga l'ennesima spirale di fumo.
Nicotina giallastra, che si attacca ovunque.
Ripassa l'ombra, attraversa lo spazio che divide me dallo schermo.
Si ferma, mi sfiora.
Un brivido.
Chiaro come un lampo.
Ed un pensiero oscuro mi colpisce.
Se mi si può sfiorare, sono viva.
Oscuro non per la scoperta ell'esistenza della vita.
Ma per la mia incapacità di fermare l'ombra e chiederle dov'è la luce che le permette di avvicinarmi.
Maledetta insonnia.
Oggi è sabato.
Domani non si va a scuola.
Oggi è sabato.
Se non chiami ho il cuore in gola.
Oggi è sabato, ma non è un giorno speciale.
E nella mia penombra penso "meno male".
Marina

A Francesco, che amo.

 
Ore.
Formate da minuti.
Decisive, per i progetti ed il nostro futuro.
Il ticchettio di un orologio da riparare.
Ma che, caparbio, ha continuato a farci sperare in un tempo benevolo.
E nostro e duraturo.
Questo ti regalo.
E un post breve e pubblico.
Breve, per non rubare tempo ai nostri abbracci.
E uno sta arrivando ...
E' qui con me a due passi dal divano.
Eccolo ...
Eccomi ...
 
Marina


 


 
 

Al Do ... Dò il giro ...

 
Dammi il "LA".
 
Marina
 
 

 

Il giro di Do

 
Vedi, è come se a volte dalla mia ugola non uscisse altro che una melodia adatta, noioso il refrain, assente un sentito "swing", al giro di "DO".
So di conoscere le note, e di saper usare la voce per spaziare all'interno di accordi vari, complessi, anche rappresentanti una sfida.
E questi ultimi li provo finchè con l'allenamento vinco ed ottengo un risultato che lo "swing" me lo regala e mi strappa il brivido.
Ma succede che, tradita dalla mia stessa passione, che in quel momento brucia non per benevola arte, io rimanga incantata e invece della voce solista che sovrasta un coro di voci, sia quella che dalle retrovie serve a creare un sottofondo che quasi nessuno ode, perchè banale, anche se necessario.
Solo chi ha orecchio assoluto, forse presta attenzione ai singoli suoni, e non rimane preso nella rete di chi la fa da padrone gorgheggiando con la sicurezza e la concentrazione necessarie per avere un pubblico.
Per salire sul palco e dominare.
A volte provo a sbirciare, dal fondo del coro, la ribalta del palco.
La ricordo bene, quando la intravedo la sento mia, spesso, sempre più spesso.
Ma quando l'UT maledetto mi inchioda al fondo, con il suo suono ripetitivo e si fa gioco della mia voce, e si impadronisce della mia fantasia, e domina le mie paure, beh ... Nulla e nessuno mi fa vivere il "LA".
Se non la parte di me che si fa spazio ed emerge dal coro.
E che, libera, non ti fa chiedere l'emozione di note amorevoli, non ti fa chiedere il bis perchè lo concede, perchè quella è la sua natura.
Libera e non sollecitata, canto anche se guardo i tuoi occhi, godendo del silenzio magico dello scambio degli sguardi.
Pungolata, tremo.
E rauca, riesco solo a tacere per incapacità  di scambio e paura di sbagliare.
Dolce notte, con tutte le note che ho fatte mie.
 
Marina
 
 
 

Vita da blogger

 
Ora, parliamoci chiaro.
Siamo dei narcisi.
Amiamo riempire gli schermi di milioni di computer, pungere miliardi di iridi, fermare l'attenzione di più sconosciuti possibili, vivendo nella speranza che ciò che abbiamo scritto dia vita a commenti che appaghino il nostro ego di grafomani convinti di saper usare le parole e di riuscire a "bucare il foglio", rubo al cinema bucare lo schermo, e rendo questa incredibile tecnologia un diario, come una nostalgica amanuense.
Ecco, vedete?
Sfoggiare paragoni, inventare copioni, girare attorno a sè stessi, raccontandosi più di quanto si voglia, meno di quanto gli altri riusciranno mai a percepire.
Siamo un nuovo tipo di egocentrici, una specie da studiare.
Ci cerchiamo, ci abbracciamo e ci doniamo, sinceri nell'affetto, ma ipocriti nella motivazione.
Scriviamo per noi stessi ma mai tralasciando il pensiero di chi leggerà e di quanto effetto susciteranno le parole messe ad arte, e qui arriva l'esaltazione massima, in coloro che sappiamo seguaci.
Narcisi, per sfogo.
Per solitudine.
Per bisogno di conferme.
Per noia?
Per provare, non si sa mai, se scrivere potrebbe diventare una fonte di sostentamento e guadagno?
Beh, sincera ed egotica, in questo momento, mi confesso tornando egocentrica.
Io ci ho pensato.
Allo scrivere non per diletto.
Amo scrivere e ... Oh, quanto amo rileggermi.
Amo i commenti di chi adula la mia scelta dei verbi e dei sostantivi.
Vita da blogger.
Dovrò rispolverare le decine di diari chiusi nelle scatole dei ricordi, per capire se il fatto che quelli fossero privati e letti solo da mia madre, quando era in cerca di segreti che non le avrei mai svelato, influiva sul mio modo di raccontare la mia vita attraverso la scrittura.
Mah, boh, yeah.
Marina
 
 


 

Parole dal 9 febbraio 2007 ... Non credo di averle mai scritte qui ...

 
Una pubblicità buca l’inerzia dello zapping inconsapevole …
Metallo lucido e costoso che scivola sull’asfalto come una nave su un mare piatto e perfetto, blu senza onde, seta … tecnologia perfetta, precisione, sicurezza, comfort, potere … non un sobbalzo, neanche per sbaglio … e per strada neanche un dissuasore di velocità …
E poi … Lo slogan … Un copywriter geniale …
“Sei ancora capace di perderti”?
PANICO !!!
Io vivo con il terrore di perdermi !!!
Viviamo con il terrore di perderci !!!
Questa, la sensazione.
Perso il gusto, a volte meraviglioso, dell’imprevisto …
L’imprevisto non grave, quel fuori programma che ti costa solo un po’ del tuo tempo, ma che riserva sorprese, quello che ti sballa solo un poco i programmi e che magari cela qualche scoperta.
E qui subentra un errore madornale, caro il mio “copygenialwriter” …
Tu, che mi chiedi se sono capace di perdermi e che mi stai “vendendo” un avvenente e futuristico e eccitante oggetto mobile di metallo, con ruote e volante e acciaio e interni in pelle e radica e optional inclusi e tutto ciò che una mente che pretende può partorire esigendo qualcosa da un’automobile, tu, ripeto tu, mi includi nel pacchetto il navigatore satellitare?
Cazzo, no !!!
Mi pigli per il culo?
Il tom-tom!
Il guru della viabilità.
Per non farmi perdere.
Affinché, se fossi ancora capace di perdermi, grazie Signore grazie, io possa ovviare immediatamente a questa mia capacità inutile, ricorrendo al Dio Satellite.
Ora …
Sappiamo con certezza come arrivare dritti alla meta, senza sbagliar percorso, in qualsiasi luogo, il più recondito,
sconosciuto e mai calpestato … sappiamo come arrivarci e (terrificante!!!) come arrivarci utilizzando il percorso ottimale ed ottimizzato.
Terrificante perché il satellite non ti consiglierà mai un percorso che prolunghi il tuo arrivo a destinazione in ritardo di mezz’ora per indicarti che a venti chilometri c’è una chiesa del 1600 con un battistero del Bernini, o un monastero con affreschi medioevali.
Panico. Terrore.
Sei ancora capace di perderti?
Oh … ho legato a questa domanda almeno una decina di riflessioni … Su argomenti diversi …
A voi, sono curiosa, cosa viene in mente?
Vi giro la domanda …
Siete ancora capaci di perdervi ???
Dolce notte.
Rediviva, ma tanto non ci avevate creduto ... 
Bouche.

Nazim Hikmet - Amo in te

 
Premessa ...
Ho aperto una nuova categoria dove trascriverò le poesie che amo ...
Comincio da questa, avvisando che evidenzierò le parole che più sento mie.
 

 
Amo in te
l'avventura della nave che va verso il polo
amo in te
l'audacia dei giocatori delle grandi scoperte
amo in te le cose lontane
amo in te l'impossibile
entro nei tuoi occhi come in un bosco
pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore
per mordere nella tua carne.
Amo in te l'impossibile
ma non la disperazione.

 
 

Eppure il vento soffia ancora ...

 
Non riesco a comprendere, a "sentire" con la pelle, in realtà, se questa sensazione di raggiunta serenità sia apparente.
Con una brezza che mi scuote i corti capelli, sarei più lucida, la afferrerei e la farei mia, certa della sua provenienza, non può che arrivare dal mio amato mare, da un mare leggermente arruffato, ma ridente.
Queste folate improvvise, invece, che arrivano dispettose, poi scompaiono, lasciandoti l'illusione del loro non ritorno, ma che, malefiche, ricompaiono mentre il tuo cuore è leggero come un palloncino attaccato ad un filo ... ecco queste folate, non le gestisco.
Una mi sposta tra braccia amorevoli, ed è calda come il sole di una spiaggia africana.
Secca, bollente, lussuriosa.
Quella l'abbraccio, ma lei rifugge e scompare, lasciandomi però stretta ad un cuore che palpita.
Una mi blocca le manni con manette gelide, di cui non ho la chiave, ed aspettare che il ghiaccio si sciolga è faticoso, perchè nel'attesa i pensieri corrono tra iceberg, e sconfinati panorami nevosi, ed io non amo la neve.
Un'altra, la più infida, si veste da primavera, tiepida e profumata, mi accarezza, mi spinge al risveglio, mi toglie dal letargo ma poi si trasforma nella Dama dei Ghiacci o nel Signore delle Tenebre.
Ed io tremante ascolto il richiamo di entrambe, ma immobile non scelgo.
Eppure il vento soffia ancora.
Ed è il vento preposto a spazzare via tutto ciò che ho ammucchiato nell'angolo di ciò che deve volar via senza rimpianti.
E allora vengano soffi nemici, mi troveranno pronta.
E arrivino folate benevole.
Mi troveranno sempre più forte.
Ora chiudo le imposte però.
Il fischio di impetuose arie mi disturba l'amore e il sonno.
Marina
 
 

Sfumature livide

 
Un altro nemico, stamane.
Lo specchio.
O meglio, ciò che riflette nel momento in cui alzo lo sguardo e nello specchio mi incontro.
O meglio, incontro una sconosciuta.
Due occhi che hanno perso luce e mobilità.
Uno sguardo spento che non mi appartiene.
Due ombre nere sotto due iridi chiare, ma non più vitali e attente.
E poi le labbra rivolte all'ingiù.
Forse anche il mio sorriso sta viaggiando verso l'inferno.
Mi stacco a stento dallo specchio, perchè osservarmi mi provoca quel dolore che o è rinascita o è morte.
E la sopravvivenza per me non è mai stata un'alternativa.
Mi stacco e poso lo sguardo sofferente sul monitor.
Le mani sulla tastiera.
E parte la canzone che ho scelto come base per questo periodo.
 
Ho solo una risposta.
 
Who's gonna pay attention
To your dreams?
 
NESSUNO presterà attenzione ai miei sogni.
Nessuno, mai più, li avrà dipinti sul proprio petto.
Li chiudo, i miei sogni.
E li rendo privati.
E soltanto miei.
Li nascondo, dove nessuno potrà mai scovarli
Dove solo io andrò a leggerli, cantarli, renderli vivi, trarne forza.
Uno scrigno triste, perchè non condiviso, che cercherò di rendere prezioso lasciandomi dietro alle spalle tutto ciò che per i miei sogni è stato quasi letale.
Da sola.
Di loro mi nutrirò quando la solitudine sarà troppo feroce.
Ma nessun altro custode, per i miei poveri e modesti sogni.
Nessun custode e nessun aguzzino.
Solo una quieta clausura.
Ad evitare disegni di mappe che portano in luoghi dove ci sono solo macerie.
 
Marina
 
 
 

 
Traduzione di Drive (Cars)
 
Chi ti dirà quando 
sarà troppo tardi? 
Chi ti dirà che le cose 
non sono così grandiose? 

Non puoi andare avanti pensando 
che niente sia sbagliato 
Chi ti asccompagnerà a casa 
stanotte? 

Chi ti rialzerà 
quando cadrai? 
Chi alzerà la cornetta 
quando chiamerai? 
Chi darà attenzione 
ai tuoi sogni? 
Chi ti tapperà le orecchie 
quando urlerai? 

Non puoi andare avanti pensando 
che niente sia sbagliato 
Chi ti accompagnerà a casa 
stanotte? 

Chi ti abbraccerà 
quando tremerai? 
Chi ti sarà accanto 
quando ti isolerai? 

Non puoi andare avanti pensando 
che niente sia sbagliato 
Chi ti accompagnerà a casa stanotte? 

oh 
Non puoi andare avanti pensando 
che niente sia sbagliato 
Chi ti accompagnerà a casa stanotte?

 

 
Ops ... E scopro di avere un'altra risposta ... all'ultima domanda ... NESSUNO.
 
Bouche
 
 
 
 
 parere
 

Joule... JOULE ???

 
Si ha sovracorrente quando la corrente assorbita da un carico (e quindi la potenza) supera quella che può essere fornita e sopportata dalla linea.
Le sovracorrenti sono di due tipi: i sovraccarichi elettrici od i cortocircuiti.
Una corrente di sovraccarico può essere causata da guasti, errori di progettazione o installazione,
oppure per errato utilizzo, per esempio dovuto all'avere collegato troppi apparecchi ad una presa multipla o una prolunga.
Per evitare quest'ultimo problema è opportuno, quando si collega un apparecchio elettrico ad una presa, assicurarsi che la potenza indicata sull'apparecchio (o la somma nel caso di più apparecchi) non superi la potenza massima erogabile dalla presa o prolunga.
In queste condizioni i conduttori subiscono per effetto Joule un surriscaldamento che può causare il danneggiamento del conduttore metallico stesso, ed i materiali isolanti, in queste condizioni si può originare un incendio.
Per prevenire l'insorgenza di una sovracorrente, tutti gli impianti elettrici devono includere sistemi di protezione quali fusibili o interruttori magnetotermici, in grado di interrompere automaticamente la corrente elettrica se questa supera un valore prefissato.
 
(Wikipedia)
 


CAZZO!
HO BISOGNO DI UN INTERRUTTORE TERMOMAGNETICO!
CHE MI SPENGA QUANDO VADO IN CORTO!
NIENTE BENZODIAZEPINE O PSICOLETTICI DI VARIO TIPO O GENERE!
E AL BANDO L'IDEA DI ANTIDEPRESSIVI DA ASSOCIARE AD IPNOTICI O ANSIOLITICI VARI!
SOLO UNO STUPIDO SALVAVITA!
CHE SCATTI QUANDO LA TENSIONE CHE MI ATTANAGLIA E MI TOGLIE IL RESPIRO, RUBANDO LA POCA ENERGIA CHE MI RIMANE, NON VIENE COMPRESA O MI VIENE PROSPETTATA COME UNA COLPA!
QUASI COME IL MARCHIO DI CAINO, O DI EVA, QUELLA GRANDE STRONZA CHE HA PORTATO IL PECCATO NEI NOSTRI PURI CUORI!
UN SALVAVITA!
 
Dottore, come ha fatto a non pensarci?
Mi stupisco di Lei. Una laurea buttata alle ortiche, mi consenta!
E non posso neanche consigliarLe di darsi all'ippica, visto il momento di crisi del settore!
Forse, se ha un bel deretano, un'alternativa però la trova!
Ops, scusi l'irriverenza, ma sono certa che fra poco l'interruttore termomagnetico mi metterà a tacere!
 
Bouche
 
 
 MI SI PERDONI UN VAFFANCULO
PRIMA DELLO STACCO DELLA CORRENTE,
SIATE MAGNANIMI
 

Pronti? Partenza ... VIA !!!

 
Un nuovo tavolo e sei nuove sedie.
Si riparte.
Anche da questo.
Da una tavola apparecchiata, che arriverà domani, con candele e tovagliette allegre.
Da una linea ritracciata nuovamente.
Ma con uno starter che spara a salve.
Con amore.
E la voglia di finestre illuminate che da fuori faccian dire a chi passa ...
"Guarda, che belle luci, deve essere una casa felice...".
Voglio l'albero di Natale blu e argento ...
Con nastri e bocce preziose.
Un albero da far poi ripiantare, per regalare continuità alla vita.
Anche con un solo piccolo gesto.
Un albero che cresca con il ricordo di un momento di festa felice,
e che per questo diventi più rigoglioso, quasi tronfio, rispetto agli altri che gli cresceranno accanto.
Amore ...
Ci stai?
 
Marina
 
 
Marina
 
Il Vostro Saluto
le pagine di ...
La lista dei miei films cult

BABELE





















AVVERTENZA 2